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Tarocchi e crescita personale: perché le carte non predicono, ma rivelano

C'è un equivoco da sciogliere subito. I tarocchi non leggono il futuro.

Per come li intendo nel mio lavoro, sono un linguaggio per immagini. Settantotto carte che raccolgono figure e simboli appartenenti a un patrimonio umano molto antico. Quando le guardiamo, qualcosa in noi reagisce. Riconosciamo una paura, un desiderio, una scelta che stiamo evitando. La carta non dice cosa accadrà. Dice cosa stiamo già vivendo.

Carl Gustav Jung parlava di archetipi — figure ricorrenti che abitano l'esperienza di ogni essere umano. Il viaggiatore che parte. La perdita. La forza che non sapevamo di avere. I tarocchi mettono questi archetipi davanti agli occhi, e diventano uno strumento per dare forma a ciò che dentro di noi resta confuso.

Nel mio lavoro di coach vedo ogni giorno la stessa cosa. Il cambiamento non comincia da una risposta. Comincia da una domanda migliore.

Lo si capisce bene mettendo a confronto due modi di interrogare le carte. C'è chi chiede "troverò l'amore?", "mio marito tornerà?", "ho preso la decisione giusta?". Sono domande che cercano un verdetto fuori da sé, e lasciano chi le pone in attesa. Spettatore della propria vita. E c'è chi chiede invece "perché non trovo l'amore?", "cosa c'è dietro la mia decisione?", "cosa blocca il mio prendere decisioni?". Stessa situazione, direzione opposta. Queste domande riportano l'attenzione dentro, e rimettono la persona al centro.

Imparare a riformulare le proprie domande è già metà del lavoro. La trasformazione comincia quando smettiamo di chiedere cosa ci succederà e iniziamo a chiedere cosa possiamo capire di noi.

I tarocchi, usati così, non hanno nulla di magico. Hanno a che fare con l'attenzione, l'ascolto, l'onestà verso sé stessi. Le carte accompagnano, suggeriscono, illuminano. Non sostituiscono la nostra capacità di scegliere. La responsabilità resta nostra.

Come diceva Alejandro Jodorowsky, il primo passo non ti porta dove vuoi, ma ti toglie da dove sei. È esattamente questo che un percorso simbolico può fare: aiutarti a muoverti dal punto in cui sei rimasto.

Le sessioni si tengono nel mio studio di Piacenza, in Corso Vittorio Emanuele, oppure online. Se senti che è il momento di guardarti con più verità, scrivimi.





Questo percorso è uno strumento di consapevolezza e riflessione personale. Non è una pratica divinatoria né una previsione del futuro, e non sostituisce il supporto psicologico, psicoterapeutico o medico.


 
 
 

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